“Palmyra Forever”: un omaggio esclusivo al sito archeologico patrimonio dell’Umanità, simbolo della cultura siriana, gravemente danneggiato dai recenti conflitti armati

di Maurizio Abbati

L’occasione è di quelle da non perdere. E il pubblico accorre numeroso. Il Salone d’Onore dello storico Palazzo Grassi nel cuore della Bologna Medioevale, sede del Circolo Ufficiali dell’Esercito, ha ospitato, nel pomeriggio di sabato 13 maggio 2017, la conferenza multimediale “Palmyra Forever”, promossa dall’Associazione Culturale “Amici delle Muse”, presieduta da Marinella Dogliotti. Un inedito storytelling per immagini che conduce i presenti sulla rotta verso il sito archeologico di Palmira, prima che fosse gravemente danneggiato dalla forza distruttrice dell’ISIS. Voce narrante la prof.ssa Ilvana Mirto, già docente di Lingua Italiana, su nomina del Ministero degli Affari Esteri, presso l’Università di Damasco e aiuto attaché culturale all’Istituto Italiano di Cultura (IIC), dal 2006 al 2012. 

Scorrono le immagini del deserto pietrificato che conduce all’oasi. Una sconfinata distesa color ocra, priva di vegetazione, ove spuntano, qua e là, le tende dei nomadi e qualche gregge di pecore, perfettamente mimetizzate con il paesaggio. Poi ecco arrivare la prima sorpresa, il Baghdad Café. Un luogo di ristoro dove poter assaporare un buon caffè arabo tra oggetti dell’artigianato siriano. Un’atmosfera tranquilla in cui il tempo sembra scorrere lento, lontano da venti di guerra.

Il viaggio continua e ben presto all’orizzonte, si apre agli occhi un’enorme distesa verde. Miraggio o realtà? No, è tutto vero. Sono le palme da dattero dell’oasi di Palmira. E poi le vestigie di ciò che fu una fiorente città, dedita ai commerci e agli scambi culturali, guidata dalla mitica Regina Zenobia, ancora oggi celebrata come eroina dell’identità nazionale siriana. L’imponente Tempio di Bel (o Baal), il monumentale Arco di Settimio Severo, il colonnato del Decumano Massimo, il celebre Teatro Greco Romano, il Tretrapilo, il Tempio di Baalshamin e, poco più in là, le antichissime torri funerarie tra cui quella di Elhabel (103 d.C.). Autentici capolavori artistici, testimoni di una civiltà multiculturale che ha saputo prendere il meglio dell’arte greco-ellenistica, di quella romana e di quella araba. I presenti si sentono immersi in un’atmosfera di rara bellezza.

Ritorniamo, però, ben presto alla triste realtà quando iniziano a scorrere le immagini di distruzione e saccheggio che hanno ridotto buona parte dei monumenti ad un cumulo indistinto di macerie. Un “crimine di guerra” come definito da Irina Bokova, direttore generale dell’UNESCO. Il giornalista Maurizio Abbati, specializzato in cultura e sviluppo sostenibile, raccoglie la testimonianza esclusiva di Isber Sabrine [collegato in diretta da Girona (Barcellona), Spagna, ndr] archeologo siriano e presidente di Heritage for Peace, una ONG formata da esperti internazionali che si impegna, dalla sua nascita (nel 2013), a formare “soldati di cultura”, o come definito dalla stampa internazionale, i nuovi monuments men del XXI secolo. Un’attività preziosa che ha consentito, per esempio, di mettere in salvo la maggior parte dei reperti custoditi nello storico Museo di Palmira.

Azioni concrete che continuano senza sosta e passano anche attraverso la formazione, l’informazione, la sensibilizzazione di collaboratori, stakeholder e della stessa popolazione siriana con l’obiettivo di promuovere quei valori comuni di identità culturale in grado di facilitare il ritorno alla pace in Siria. Anche attraverso la presa di coscienza dei diritti e dei doveri legali a tutela del patrimonio artistico-archeologico. È questo il tema del progetto “SHELTr” Syrian Heritage Law Training, promosso da Heritage for Peace. Un programma di “educazione” legale al corpus legislativo siriano, islamico e internazionale diretto al personale delle Corti di Giustizia e ai decisori politici dei territori gestiti dalle opposizioni, sempre più impreparati ad affrontare le numerose cause legali che riguardano monumenti storici o reperti di interesse artistico e archeologico.

Un impegno costante che sta dando risultati e che trova il pieno sostegno del popolo siriano che vuole riconquistare al più presto la propria identità. Come ha dimostrato al mondo un gruppo di giovani che, il marzo scorso, si sono riuniti spontaneamente sulle rovine del proscenio del teatro greco-romano per suonare i loro strumenti musicali. Un messaggio melodico per ritornare a quel rinascimento culturale che Palmira sempre rappresenterà per tutti noi. 

 

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